Elogio della fuga

Oggi vorrei andarmene via. Partire, senza una meta. Sola, con la mia valigia in mano. Fuggire da questo mondo che a volte diventa improvvisamente troppo pesante per le mie spalle. Troppi impegni, troppa gente esigente, che ti tira per la giacca, chiede, a volte ordina, altre volte pretende. Un mondo in cui DEVI fare un sacco di cose, altrimenti non sei niente, oppure le cose ti arrivano addosso e ti travolgono, a volte ti colpiscono come uno schiaffo che nemmeno hai visto partire e quindi non sei pronta a ricevere proteggendoti in qualche modo.

Come oggi. Oggi non ero pronta. Lo schiaffo è arrivato e mi ha lasciato il segno sul viso, forte, bruciante, come l’impronta di cinque dita in fiamme. Adesso vorrei piangere, ma non posso, il mio ruolo non me lo consente. Dovrei gestire la situazione, un bravo capo lo fa sempre, ma non io. Non oggi. Oggi non riesco a reagire. Non ho paura, semplicemente non ne ho voglia. Sono stanca. Stanca di questo mondo e di questa vita.

Ma potrei fuggire, andare lontano o anche non troppo lontano, basterebbe poter trovare un angolo di mondo tranquillo in cui leccarsi le ferite. Un posto dove nessuno ti conosce, nessuno fa domande, nessuno avanza pretese. Potrebbe essere anche a pochi km da qua, non importa.

Un po’ come Norma Jeane Baker, che quando non ne poteva più di essere Marilyn Monroe, diventava Zelda Zonk per poter essere chi veramente voleva essere.

Solo questo vorrei. Un posto tranquillo e silenzioso, la mia musica, un paio di birre e un pacchetto di sigarette, un buon libro.

Oppure un treno che corre verso chissà quale meta, mentre lo sferragliare delle ruote sui binari ti culla e guardi fuori dal finestrino in questa giornata triste e piovosa e lasci che i tuoi pensieri volino liberi.

Non importa dove stai andando, perché lo scopo è il viaggio, non la destinazione.

Oppure ancora prendere l’auto e partire, sognando di essere su una Cadillac Eldorado sulla Route 66, con la musica di Elvis che esce da un vecchio stereo a cassette, anche se sei su una Fiat 500X, potresti al massimo prendere la A14 e ascolti Joe Bonamassa in MP3 (che non è un ripiego, ma non è Elvis… Joe, I love you and you know it) .

Ma non importa. Lo scopo è il viaggio, andarsene, non è la destinazione.

Oppure ancora uscire e fare la turista tra le vie del centro di Bologna, facendo finta che non sia la tua città. Assaporare gli angoli nascosti, le chiese, i musei, mescolarsi al popolo degli studenti in via Zamboni, infilarsi in una qualche trattoria in un vicolo dove mangiare qualcosa e bere un bicchiere di buon vino.

Non importa, lo scopo è il viaggio, non la destinazione.

La fuga non è viltà, almeno non sempre. A volte è semplice buonsenso, quando capisci che non puoi vincere e hai un po’ di spirito di conservazione. Altre volte è allontanarsi dal proprio nemico per affrontarlo con più forza o da un’angolazione dalla quale lui non si aspetta che arrivi il colpo. Altre volte ancora è rintanarsi da qualche parte al sicuro per ricaricarsi e riprendere la battaglia con nuove forze. A volte proprio non ti va di combattere.

Come oggi. Oggi Norma Jeane vuole essere Zelda Zonk, fanculo a Marilyn Monroe.

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