Incontri. #6

Sono ritornata in treno questa mattina, dopo un po’. Orario di punta, treno pienissimo, viaggio in piedi. Mi faccio i fatti miei alla fermata, infine il treno arriva e salgo. Allora la vedo. Giovanissima, vent’anni al massimo. Abbigliamento dimesso, jeans e felpa, come ero io alla sua età, una testa di capelli ricci castani, labbra carnose, le curve dove devono essere. Armoniosa, sexy come solo le donne non troppo magre sanno essere. I jeans chiari seguono sinuosamente la forma del suo sedere perfetto, non riesco a staccarle gli occhi di dosso. Vorrei avvicinarla, sussurrarle all’orecchio: “Lasciamo perdere qualunque cosa dobbiamo fare stamattina, cerchiamoci un posto dove rifugiarci in questo lunedì piovoso e noioso, io e te da sole”. Chiudo un attimo gli occhi, appena un secondo perché non voglio perdere nemmeno un momento di quella visione, il mio pensiero vola a noi due, sole in una stanza, lei imbarazzata, io che la spoglio delicatamente e poi…
E poi apro gli occhi, lei si è spostata davanti alla porta, che si apre non appena il treno si ferma e fugge via, portata dalla fretta dei suoi impegni, anche se mi piace immaginare che l’abbia fatto perché non poteva resistere alla voglia di fare l’amore con me.
Pochi secondi ed è sparita nella folla della stazione di Bologna alle otto e mezza di un piovoso lunedì mattina di marzo. La intravedo là in fondo, che se ne va, dalla parte opposta a quella dove vado io, che rimango sola con il mio sogno infranto e una piccola, dolce e amara lacrima scende sul mio viso, unico ricordo di un incontro troppo bello e troppo fugace per avverarsi.

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