Vita. #3

Ho sempre adorato la notte, quel suo essere dolce e  spaventosa allo stesso tempo. Sarà perché in questo mi somiglia. E’ il momento del riposo, per la maggior parte di noi. Per qualcuno è il momento del tormento. Quella sua capacità di liberare e lasciar fluire i pensieri, diventa per alcuni un patimento tale da togliere il sonno. Nel suo silenzio i pensieri possono diventare, esattamente come lei, dolci o spaventosi. Possono cullarci ed accompagnarci nel riposo o possono diventare cattivi e ingombranti al punto da impedirci di dormire.
Per me la notte è sempre stata magica. Sarà perché per anni l’ho vissuta, masticata, come diciamo a Bologna, dove da sempre esiste la figura del “biasanòt”, ovvero colui che mastica la notte (per i non bolognesi, leggete qua la spiegazione di cos’è, o forse, meglio, cos’era il biasanòt).
Allora, le mie notti erano popolate di musica, a volte ascoltata, spesso suonata, alcool, droga, sesso, erano le notti da bohémien che fai quando vai all’università e pensi solo all’oggi, perché al domani ci penseremo domani, chi se ne frega, viviamo  e godiamoci il momento. Erano le notti in giro, a suonare e a cantare, che finivo spesso ubriaca o fumata e altrettanto spesso nel letto di qualcuno dal quale fuggivo di soppiatto alle prime luci dell’alba, pensando cazzo, anche stanotte hai tirato mattina, Chiara che cazzo fai, domani devi studiare, però è stato bello andare in giro, bere e fare l’amore con quel ragazzo che forse non rivedrai mai più. Poi prendevo la macchina, finivo a fare colazione da qualche parte e rincasavo, portandomi dietro gli odori di quella notte appena trascorsa e che puzzava di alcool, di fumo di sigaretta,  della pelle di quel ragazzo e del sesso appena consumato.

Oggi le mie notti sono popolate di pensieri, a volte di mostri spaventosi, che nessuno vede ma che io sento essere lì, che ogni tanto mi mordono le caviglie e che affondano le loro radici proprio in quel periodo là, quello della mia vita sregolata. Allora, nel silenzio della notte provo a sbrogliare la matassa dei miei pensieri che è come sempre intricata e i maledetti scappano di qua e di là, sbattono contro le pareti della mia testolina matta e fanno male. Che casino. Là dentro c’è un rumore, un disordine… Idee, ragionamenti, tutto si mescola e si arrotola. DI giorno spesso riesco a tenere i miei pensieri in fila come soldatini e tutto va bene, ma poi la notte io abbasso la guardia e loro fanno quello che vogliono.  La calma, e il silenzio della notte , che tanto mi piacciono li liberano e non sempre questo è bello, perché spesso i pensieri della notte chiamano i mostri e i miei sono cattivi e provano sempre ad uscire dal pozzo buio dove li tengo chiusi, ma a volte prendono forza ed escono e allora,  a volte, sono loro a trascinare me in quel baratro nero e vischioso che è la mia anima nascosta.
Nelle notti come questa, silenziosa e insonne devo combattere con loro, con i mostri e lo faccio raccontandolo, perché sono cattivi, ma hanno paura quando si parla di loro e fuggono.

Forse ci sarà un futuro in cui le mie notti saranno ancora insonni, ma sarà l’insonnia della vecchiaia e i pensieri forse continueranno a frullare nella mia testa, ma avrò la saggezza di chi sa di aver raggiunto ormai un’età in cui i mostri non fanno più paura, perché ne hai viste e passate talmente tante che li potrai guardare dall’alto in basso, con un’aria quasi di compatimento.

Ma adesso You Tube mi ha messo “Rock this town” degli Stray Cats e allora tutto va a posto, perché la musica pettina i miei pensieri, li rimette a posto, li fa filare dritti, e se li porta via come il pifferaio di Hamelin con i ratti.
Anche per questa notte ho ballato con loro, con i miei mostri nascosti, ma non importa, una sigaretta e due dita di Jack Daniels e poi andremo tutti a dormire.

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