Vita. #4

Ho fatto pace con la mia storia passata ormai da tanto tempo. Ho accettato, nel corso degli anni, la presenza di quella parte di me che dominato la mia vita per oltre dieci anni.
L’ho sempre chiamata con il nome Claudia, che altro non è che il secondo nome con cui sono stata registrata all’anagrafe. Claudia stava nascosta in pubblico, ma usciva inesorabilmente nel privato, spingendomi a fare qualsiasi cosa, a provare tutto quello che mi andava. A causa sua ho vissuto pericolosamente, sono stata l’amante, la schiava, la storia di una notte, la scopata occasionale, la scopamica, passando per la mezza tossica e l’ubriacona.
La mia gemella cattiva arrivava all’improvviso portandosi dietro la sua sordida volontà di essere dominata, usata per il piacere altrui, senza alcun ritegno, senza limiti e io l’assecondavo, anzi, mi mettevo da parte e lasciavo che lei prendesse possesso del mio corpo e della mia vita e ne disponesse a suo piacimento. Sembrava che il suo unico scopo fosse portarmi all’autodistruzione.
Ho scoperto in quegli anni la sottile sensazione del dolore che diventa piacere, l’abbandonarsi nelle mani di qualcuno che poteva disporre non solo del mio corpo, ma volendo addirittura della mia vita e l’incredibile piacere che se ne può provare. Ma anche le sensazioni che ti può dare soltanto un’altra donna.
Vivevo in quel presente, non mi interessava il futuro perché tanto il futuro era mio a prescindere, mi sentivo invincibile, al di sopra di tutto e di tutti. La vita poi mi ha presentato il conto, come sempre avviene, anche se devo ammettere di aver avuto una fortuna sfacciata e quel conto incredibilmente non è stato troppo salato.
Ho provato tante volte a cercare il motivo di tutto questo, ma non ci sono mai riuscita. Credo che semplicemente mi piacesse, mi sia sempre piaciuto e basta.
E oggi, passati i 40 anni non ho paura né vergogna a raccontarmi, a raccontare cosa facessi in quegli anni e anche cosa quel periodo mi ha lasciato: il lato buio della mia anima, i mostri che lo popolano, il disordine che riempie la mia testolina matta, i pensieri che fanno male e tolgono il sonno. Ma anche un atteggiamento diverso nei confronti delle persone come se la fortuna che ho avuto ad uscire viva e con dei danni limitati da tutta quella situazione mi abbia spinto a comportarmi diversamente, ad avere sempre un occhio di riguardo per chi soffre, a rispettare chi è diverso da me perché la diversità è ricchezza come mi ha insegnato una persona a cui ho voluto e voglio molto bene. Perché la realtà è che nessuno è uguale a nessuno. E io sono una sensibile, stronza donna bisex con un torbido passato alle spalle e dei problemi psicologici. Ma sono io e mi piaccio così come sono.

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